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Albino Armani

Amarone della Valpolicella vigneti

Hai sempre voluto sapere tutto dell’Amarone della Valpolicella? In questo articolo scopriremo come si fa l’Amarone, dove viene prodotto l’Amarone, qual è il disciplinare dell’Amarone e molte altre curiosità riguardanti questo incredibile vino.
 
Opulente, vigoroso, raffinato. Dono della Vallis polis cellae, letteralmente “valle dalle molte cantine” (dal latino cella, cantina), l’Amarone della Valpolicella regna sovrano tra i grandi rossi corposi. Un vino che trabocca non solo di tradizione e territorio, ma anche fortemente influenzato dalle “pennellate” uniche dell’artista-produttore.
 

Come si fa l’Amarone

Per ottenere questo passito secco, tutto ha inizio nel vigneto, rigorosamente collinare, allevato a spalliera o a pergola veronese inclinata, e con una densità dei nuovi impianti o reimpianti maggiore a 3.300 ceppi/h. È qui che prende vita la magia: al momento della vendemmia, nel mese di settembre fino alle prime due settimane di ottobre, ha luogo un’accurata selezione dei grappoli. I prescelti sono i più spargoli e sani, i cui acini hanno il giusto respiro, permettendo alla fresca brezza di circolare libera nel momento in cui vengono posti, in un solo strato, ad appassire per circa 100/120 giorni.
 
In questi mesi passati nelle arèle — tradizionali cassette in legno o stuoie in bambù — le sostanze zuccherine rimangono intatte aumentando la loro concentrazione, mentre la percentuale d’acqua diminuisce drasticamente. Ne risultano acini avvizziti, che vengono dapprima nuovamente selezionati e poi pigiati: i freddi mesi invernali e le loro basse temperature conciliano una lenta macerazione che si tradurrà in un complesso ed elegante gioiello.
 
Durante il processo d’invecchiamento il vino raggiunge la massima espressione delle sue proprietà organolettiche. In questo periodo avviene la sua evoluzione, come insegnano la scuola francese e il termine usato per descrivere tale procedimento, élevage. A questo segue poi l’affinamento, momento di riposo in bottiglia.
Saper attendere è la chiave per gustare questo nettare e godere di ogni sua sfaccettatura. Abbiate pazienza, dategli fiducia: ne varrà la pena.
 

Dove viene prodotto l’Amarone

Decisivo per l’Amarone è il terroir. Protetta dai Monti Lessini a nord, la Valpolicella è la culla che ospita i vigneti di Corvina, Corvinone e Rondinella, necessari per ottenere un vino che vanta garbo e intensità. La singolare disposizione di vallate e colline, il suolo e il clima sono gli assi nella manica del vignaiolo: il primo ha origini diverse, da calcareo-dolomitiche a moreniche e fluviali; il secondo è mite e temperato, le cui peculiarità subiscono l’influenza della favorevole esposizione al sole, permettendo una completa maturazione delle uve con buone gradazioni zuccherine e componenti fenoliche.
 

Disciplinare Amarone

Per affrontare al meglio gli effetti dei cambiamenti climatici, è il Corvinone oggi a farla da padrone nell’Amarone, potendo da disciplinare arrivare fino al 95%. La sua buccia spessa e gli acini succosi ben si adattano all’appassimento e all’invecchiamento, oltre a conferire sentori speziati, potenza e un’ottima struttura al blend.
 
La Corvina, più fruttata, dai profumi delicati e invitanti, è per tradizione la co-protagonista; mentre la Rondinella e le sue note floreali occupano un ruolo secondario, tra il 5% e il 30%.
 
Gli uvaggi previsti per la sua produzione hanno subito cambiamenti negli anni e il produttore ha inoltre libero arbitrio per quanto riguarda l’inserimento di altri vitigni a bacca rossa non aromatici della provincia di Verona fino ad un massimo del 15% (con un limite del 10% per ogni singolo vitigno) ed altri autoctoni italiani, coltivati in provincia di Verona, per un massimo del 10%. Nonostante non sia più obbligatorio, spesso e volentieri la Molinara è comunque presente in questo nettare, donando gentilezza, un delicato sentore di lampone e una discreta componente alcolica.
 
Le operazioni atte alla produzione di Amarone devono aver luogo nella zona di produzione, in cui le condizioni ambientali e di cultura dei vigneti, giunti almeno al quarto ciclo vegetativo, rispecchiano le tradizioni locali.
La denominazione di origine controllata e garantita DOCG prevede una gradazione alcolica minima di 14° vol — i più potenti possono raggiungere anche i 17° vol —, zuccheri residui massimi di 9 g/l (misura che si innalza per titoli alcolometrici effettivi superiori), e un’acidità totale minima di 5,0 g/l.
 

Come nasce l’Amarone

Secondo la leggenda, uno dei simboli della grande enologia italiana pare essere in realtà figlio del caso. Si racconta che l’Amarone nasca dall’errore di uno sbadato cantiniere, la cui memoria giocò un brutto scherzo facendogli dimenticare di alcune botti di Recioto. Un colpo di scena: dal nettare dolce venne alla luce un vino dalla componente amara più spiccata, un vino “gagliardo”.
 
Un’altra versione, meno fiabesca, ci dice che già anni orsono si producevano in Valpolicella vini simili all’Amarone, addirittura un bollettino del 1873 della Stazione Sperimentale Agraria di Verona nomina tre “Recioti” totalmente secchi di gradazione alcolica compresa tra 14.5° e 15.4°.
Che si tratti di una svista o di un’azione ben pensata, questo vino ha senz’altro cambiato le sorti della valle dalle mille cantine.
 

Come servire l’Amarone

Per far esprimere al meglio le sue potenzialità e gioire della seducente sensazione di un sorso d’Amarone, è consigliato lasciarlo decantare per qualche ora, in modo che possa aprirsi e rivelarsi, e servirlo ad una temperatura compresa tra i 18°C e i 20°C.
 

Il bicchiere per l’Amarone

In base al calice che lo contiene, l’Amarone rilascia sentori olfattivi e gustativi più o meno spiccati. L’ideale sono ampi bicchieri (ad esempio il bicchiere per Bordeaux) che offrono la possibilità ai corposi profumi di evolversi. Dopo averlo fatto roteare, il vino continua la decantazione al suo interno ed emana nell’aria una grande intensità.

 

bicchiere per Amarone
 

Come bere l’Amarone

Il fascino unico dell’Amarone appare chiaro al momento della degustazione, una festa per tutti i sensi.
Per prima cosa va osservato. Il colore è molto intenso, rubino con screziature granato, che va poi evolvendo negli anni, declinandosi spesso con unghie tendenti all’aranciato.
Al naso il bouquet è ampio, attraente, spiccano frutti di bosco maturi e confettura, fiori secchi, anice, liquirizia, amarene sotto spirito. Il finale è terroso a base di noci e nocciole. Sentori eterei e speziati di cannella e cardamomo si sviluppano durante l’invecchiamento, oltre a ricordi di tabacco e noce moscata.
Si espande caldo e vellutato all’assaggio, denso di note cioccolatose e una buona sapidità.
 
Il tannino è potente e, in un certo senso, prepotente: il passaggio in legno, solitamente rovere, conferisce al vino morbidezza, rotondità e un vasto potenziale per l’avvenire.
L’avvolgenza e la pienezza dei suoi aromi rimangono intatte e altrettanto attraenti dopo decenni d’affinamento in bottiglia, con tannini più affievoliti, aromi di cuoio, fungo e note orientali.
 

Con cosa abbinare l’Amarone

Bevuto da solo, compagno di una piacevole meditazione, o abbinato alle succulenti pietanze dell’autunno e dell’inverno, degustare l’Amarone è un’avventura a 360°. Brasati, stracotti, stufati sono l’anima gemella di questo vino: la loro sostanza è stemperata dalla sua importante componente alcolica.
 
Si sposa a meraviglia con i grandi classici della cucina della Valpolicella: dai bigoli con il ragù di anatra fino alla pastissàda de cavàl, celebre piatto veronese che prevede una lunghissima cottura della carne di cavallo affogata nel vino.
Il suo eccellente corredo speziato si accorda anche all’affumicatura del barbecue o ai formaggi stagionati a pasta dura, come il tipico Monte Veronese d’Allevo o l’Asiago d’Alpeggio.
 

Cantine Amarone da visitare

Amarone della ValpolicellaIn armonia con le verdi colline vestite di vigneti, la cantina di Albino Armani, viticoltori dal 1607, è il luogo ideale in cui apprendere i retroscena che si celano dietro questo nettare. Qui, nel viaggio gustativo alla scoperta dell’Amarone, l’ospitalità e l’amore per il territorio vivono in simbiosi. Esperti nell’accogliere gli appassionati wine lovers, Albino e la sua famiglia offrono diverse possibilità. Tour per esplorare la semplicità che contraddistingue il territorio, brunch nella quiete del vigneto o passeggiate tra le origini della viticoltura con, sullo sfondo, uno scenario d’eccezione.
A partire dalla vigna, passando per la rustica bottaia scavata nella roccia, fino alla terrazza panoramica che si affaccia sulla Valpolicella, la cantina di Marano è un sogno che diventa realtà.
 
Due sono i vini da provare: il Classico, racconto dell’identità unica della vallata, e la Riserva, dedicato a Cuslanus, divinità legata allo scorrere del tempo.
Il primo offre al sorso giochi di cioccolato e caffè, spezie scure ed una freschezza quasi sensuale. Il secondo, con un periodo di affinamento in cantina più lungo, acquisisce pregio, personalità ed in bocca stupisce con evoluzioni balsamiche.
 

Dove mangiare il risotto all’Amarone a Verona

Non solo nel calice: in cucina questo vino può rendere un piatto un capolavoro. Per gustare il famoso risotto all’Amarone, è necessario recarsi all’Antica Osteria Paverno, rustico locale a conduzione familiare nel cuore della Valpolicella. Seduti al desco nel fresco pergolato avvolto dalla natura circostante, una cialda di Parmigiano Reggiano fa da scrigno al cavallo di battaglia della gastronomia veronese.
 

Vini simili all’Amarone

Quando si parla di appassimento per un vino rosso, oltre al re della Valpolicella, è giusto ricordare altri due grandi personaggi nel vasto scenario enologico del Belpaese.
Da una selezione dei migliori grappoli di Nebbiolo, nasce lo Sforzato — o Sfursat — della Valtellina. Un appassimento di circa 110 giorni consente agli acini di concentrare i loro succhi e aromi, fino ad ottenere, dopo due anni di maturazione ed affinamento in legno e poi bottiglia, un passito rosso secco di 14°, asciutto e di grande morbidezza.
 
Ricordiamo poi il Graticciaia, Negroamaro pugliese, vino che sorge da uve con una spiccata acidità, poste ad appassire parzialmente, dopo una precoce vendemmia, per due o tre settimane su graticci arieggiati dal vento marino. Dopo una tradizionale e soffice vinificazione e fermentazione sulle bucce, un anno di barrique rende il vino pieno e complesso.
 
Tra i vini di questo territorio unico, spicca quello che potremmo definire il “fratello minore” dell’Amarone: il Ripasso. Realizzato grazie alla macerazione del vino Valpolicella sulle vinacce del’Amarone, il suo metodo di produzione è una pratica antica. Dal contatto con i residui della pigiatura del vino — costituito da graspi, bucce e semi —, per circa 15-20 giorni, durante i quali avviene una seconda fermentazione alcolica, si ricava un vino sinonimo di economia anti-spreco. Il bouquet è ampio, con riflessi mentolati che si intersecano alle spezie scure e alla ciliegia matura.
 

Proprietà terapeutiche dell’Amarone

Un buon motivo per bere un calice di Amarone al giorno? La salute. La scienza ci dice che il resveratrolo contenuto nei vini rossi e le sue proprietà antiossidanti, sono un toccasana per corpo, mente ed anima.
E come recita un antico proverbio locale: “Il vino buono fa buon sangue, il buon sangue mette i buoni pensieri, i buoni pensieri fanno fare le buone azioni e le buone azioni conducono l’uomo in Paradiso”.
 
Un nettare che va stappato, bevuto e raccontato. Immergersi nel piacere di un calice di Amarone fa riscoprire la leggerezza dell’infanzia. Alla vostra.