Albino Armani

Albino, Egle e Federico Armani

La rivista Bell’Italia è un periodico dedicato a tutti gli aspetti straordinari del nostro Paese rivisitati con amore in una prospettiva del tutto originale: l’Italia com’era e com’è, dalle montagne alle infinite isole, al mare, ai laghi.

 

Nel numero di settembre 2021, all’interno della rubrica Cantine d’Italia, la rivista in edicola ha dedicato un articolo alla cantina Albino Armani.

 

Maestri vignaioli lungo l’Adige da quattro secoli

 

Salvaguardia dei vitigni autoctoni e sostenibilità ambientale, ovvero radici nella tradizione e sguardo rivolto alfuturo per la storica cantina veneta.

 

Il motto di famiglia dice molto del concetto di viticoltura di Albino Armoni: «La tradizione, da sola, non basta». Potrebbe sembrare una giustificazione per la mancanza di una lunga storia aziendale, e invece è esattamente il contrario, visto che i primi membri della dinastia documentati come viticoltori nella Valdadige risalgono addirittura al 1607.Il senso della frase è che non ci si può sedere sugli allori di ben quattro secoli di tradizione ma bisogna renderla viva, innovandola e avendo come guida il rispetto del territorio e la centralità della componente umana. Da quel primissimo avo, citato negli atti notarili dell’Archivio Storico di Trento, Albino Armani ha ampliato il proprio raggio d’azione spaziando dalle tenute venete in Valpolicella e nella Marca Trevigiana a quella trentina della Vallagarina, con i terreni ai piedi del Monte Baldo e della Lessinia, per finire con i vigneti nella Grave friulana.

 

Cinque cantine e una gamma amplissima di vini: dal best seller Prosecco ai minerali bianchi friulani, dal Lugana all’Amarone, con il cuore orientato lungo l’Adige, nel quartiere generale di Dolcè, dove dal 1962, in questo cuscinetto di terra che unisce Trentino e Veneto, si lavorano tutte le uve di casa Armani. Albino, affiancato dalla moglie Egle e dal figlio Federico, si sente cittadino di questa area vasta e si adopera nella costante ricerca in ambito viticolo ed enologico, nella salvaguardia dei vitigni autoctoni e nella sostenibilità ambientale e sociale.

 

Per rendersene conto basta visitare, sempre a Dolcè, la “Conservatoria” dei vitigni in via d’estinzione della Valdadige, dove ritroviamo alcuni grappoli rari come la Casettta, che con orgoglio si trasforma nel premiato Foja Tonda. Confermando l’attenzione di famiglia nell’accoglienza, Albino Armani ha ricevuto nel 2020 il prestigioso riconoscimento Best Wine Tourism per il suo saper raccontare, oltre ai vini, i paesaggi, i territori e quei mutevoli scenari in forma di bottiglia che Albino arricchisce ogni giorno di nuove sfumature.

 

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