Albino Armani

Terre di Plovia su Cook Corriere della Sera

Cook è il mensile di cucina del Corriere della Sera: nel numero di marzo 2022 Luciano Ferraro parla della cantina Albino Armani e del suo progetto friulano Terre di Plovia.

 

«Qui si gela, non ho mai sentito così tanto freddo, i venti spazzano via tutto». Albino Armani, il produttore che presiede il grande Consorzio che ha riunito i produttori di Pinot grigio delle Venezie, di freddo se ne intende. Viene dal Trentino, la sua famiglia è originaria del Monte Baldo e della Val di Gresta, i suoi antenati hanno iniziato a produrre vino 400 anni fa nella Vallagarina. Ma quando è arrivato nella Alta Grave, la zona Nord delle Grave del Friuli, ha scoperto una zona anche cllmaticarnente diversa.

 

L’avventura friulana del produttore che nel Nordest può contare ora su 300 ettari di terreno è iniziata 20 anni fa a Sequals, ai piedi delle Alpi Carsiche. Ed ora è pronto con una nuova linea di vini, da vitigni autoctoni, che accende i riflettori su questo territorio quasi sconosciuto dal punto di vista enologico. «Le Grave – dice – sono una zona meno raccontata, rispetto ad esempio al Collio fiutano. Soffriamo la mancanza di una rappresentazione che invece sarebbe indispensabile per sostenerla. Qui siamo allo stesso parallelo di Bolzano, i vigneti crescono attorno ai 300 metri di altitudine. C’è una ricchezza inespressa quanto a biodiversità e il ritorno agli autoctoni lo sta dimostrando». Le aziende che puntano sull’Alta Grave sono poche, oltre ad Armani ci credono Fernanda Cappello e Fantinel.

 

Al suo arrivo a Sequals, Armani trovò solo terreni incolti: «Era una zona così povera enologicamente che ci voleva una buona dose di pazzia per piantare viti tra i sassi». All’inizio si è puntato sui vitigni internazionali, al traino di quelli scelti nelle Grave più a Sud, «poi abbiamo capito le potenzialità immense e inesplorate di questo angolo di Friuli». Il metodo è stato quello già sperimentato con l’uva Casetta, «Foja tonda» in dialetto, conosciuta tra Verona e Trento negli anni Sessanta e poi abbandonata. Armani l’ha fatta tomare in auge grazie a una severa selezione tra centinaia di biotipi, mettendo a punto una varietà «ripulita» da virosi e microplasmosi. Così è stato fatto nelle Grave, nel podere Terre di Plovia di Valeriano, dove Armani ha puntato su tre vitigni: Sciagin Ucelut e Piculit-neri, varietà antiche e fragili che rappresentano la volontà di evitare la massificazione in un territorio dominato da Prosecco e Pinot grigio, e di rappresentare al meglio il territorio. Il risultato sono due vini: il Flum 2020 (Sciaglin, Friulano  e Chardonnay), balsamico e montano; e il Piligrin 2019 (Merlot e Piculit-neri), carattere deciso stemperato dal Merlot. Due perle alpine.

 

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