Albino Armani

Ribolla Gialla

Paolo Massobrio dedica un ampio articolo alla cantina Albino Armani e ai suoi vini su Il Gusto.

 

Una cantina “trasversale” che spazia in diverse zone del Triveneto, sempre con risultati convincenti e aderenti ai diversi territori.

Certe persone bisogna andarle proprio a conoscere. E una di queste è Albino Armani, vitivinicoltore d’altura, come ama definirsi. Ora quella della famiglia Armani, trentina di origini, è la storia di un forte e antico legame – risalente al 1600 – con la terra del Triveneto; quindi di condivisioni di valori e di saperi trasmessi da generazioni. Dalla fine del secolo scorso, tutto ciò ha iniziato a esprimersi anche attraverso l’attuazione di una viticoltura identitaria con un approccio sensibile e attento all’ecosistema, che nel terzo millennio è diventata una progettualità caratterizzata da sostenibilità, biodinamica, fino al recupero e alla valorizzazione di antichi vitigni rari indigeni.

 

Albino Armani, classe 1959, ne è il deus ex machina già a partire dagli anni ’90, quando dà avvio alla produzione vitivinicola in quello che ancora oggi è lo storico cuore produttivo, la Val d’Adige, fra i vigneti di Dolcé, lembo di terra che fa da cerniera fra Veneto e Trentino. Poi, Armani trova nuovi scenari di espressione sulle colline più alte della Valpolicella Classica (siamo a Marano e anche qui l’altezza è un chiodo fisso). Quindi in Trentino, terra d’origine della famiglia, con le proprietà a dimora in Vallagarina e sul Monte Baldo. E, infine, in Friuli Venezia Giulia, nel cuore del Grave friulano, tra Udine e Pordenone, ai piedi delle Alpi Carniche. Qui, i vigneti crescono su un terreno magro, composto per oltre l’80% da ghiaia e sassi: i “claps” nella lingua locale. In totale sono 400 ettari vitati per circa 1.800.000 bottiglie e 35 etichette.

Albino Armani su Il Gusto Paolo Massobrio

 

A unire luoghi e terreni diversi, l’interpretazione di vini di alta quota che nascono in luoghi freddi. Ma ci sono anche i vini biodinamici – sotto il marchio Casa Belfi – prodotti nella Marca Trevigiana – a San Polo di Piave – nella cantina gestita dall’enologo Maurizio Donadi, e infine una linea di vini friulani – Terre di Plovia – frutto della collaborazione con l’enologo Walter Filiputti. Accanto a lui, la moglie Egle Capilupi, conosciuta durante gli studi universitari a Bologna, e il figlio trentunenne Federico, laureato in Filosofia e da qualche anno deciso a proseguire sulle orme di famiglia. Un fatto non scontato che tuttavia sta offrendo nuove motivazioni allo stesso Albino, che incontro con sua moglie nella bella cantina di Dolcé, dopo un viaggio sorpresa, fra tratti selvaggi e tanta natura, che fanno da sfondo alla loro accoglienza enoturistica.

 

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