Terre di Plovia, progetto friulano per la valorizzazione dei vitigni autoctoni
Una coppia di vini, un bianco e un rosso, per rendere omaggio a due affascinanti cimeli dell’enologia della Grave Friulana che conducono alla scoperta della genetica viticola nel suo inscindibile legame con il territorio.
Come tutte le passioni, anche quella della famiglia Armani per i vitigni autoctoni non conosce barriere né confini. Nata fra i chiaroscuri trentini del Monte Baldo e della Vallagarina, l’attrazione per le varietà indigene e ormai dimenticate si estende oggi nell’Alta Grave Friulana, a Valeriano (frazione del comune di Pinzano al Tagliamento, in provincia di Pordenone), e dà vita al progetto Terre di Plovia.
Là, dove il soffio dell’aria si raffredda sulle Alpi e sull’acqua del Tagliamento per correre poi tra le vigne, l’azienda Albino Armani ha portato il suo modo di lavorare – o meglio, di guardare – il vitigno, valorizzandone l’identità, sia genetica sia geografica. Non uno strumento di produzione, non un baule da forzare, non un pozzo da esaurire, ma un individuo capace di contenere la storia, la cultura e la varietà di un intero territorio. «Cosa rende un vino grande con la G maiuscola?», si domanda Albino Armani. «Non il prezzo, non la fama, non i punteggi della critica, ma la sua capacità di portare il peso di un’identità e di comunicare il territorio che lo rende unico, perché nessun posto, nessuna cultura, nessuna tradizione è replicabile altrove».