Albino Armani

terre di plovia bottiglie vino

Questi rari vitigni autoctoni friulani sono stati utilizzati in nuovi uvaggi con Chardonnay e Merlot. Albino Armani svela i primi vini del suo progetto Terre di Plovia.

Leggi l’articolo in lingua originale su Canopy – International Wine Challenge.

 

“Cos’è che rende grande un vino? Intendo grande con la G maiuscola?”
Albino Armani, che produce vini in tre regioni d’Italia (Valle dell’Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia), riflette in vista del lancio di due nuovi vini caratterizzati da rari vitigni autoctoni friulani, e prosegue: “Non è il prezzo, o la fama, o i punteggi concessi dalla critica. Ma è la capacità di un vino di portare l’importanza di un’identità e di riflettere il territorio che lo rende unico, perché nessun luogo, nessuna cultura, nessuna tradizione può essere replicata altrove”.

 

Si riferisce al suo progetto Terre di Plovia, che nasce dalla passione per i vitigni autoctoni. I primi due vini di questo progetto, realizzati in collaborazione con l’enologo consulente Walter Filiputti, sarà presentato al Vinitaly la prossima settimana. I vini – un bianco e un rosso – sono descritti come “omaggio a due affascinanti rarità della vinificazione della Grave Friulana”.

 

Il progetto Terre di Plovia ha sede nel paese di Valeriano, in Alta Grave Friulana, nord-est Italia. È un posto bellissimo con vigneti influenzati dalle Alpi e dal fiume Tagliamento. Albino arrivò qui, dalla sua casa vicino al Trentino, dove aveva riportato in vita la varietà Foja Tonda quasi estinta e allestito un vigneto speciale coltivando 13 varietà autoctone dai suoi valle nativa, Vallagarina.
Terre di Plovia è un progetto ambizioso, realizzato in collaborazione con Walter Filiputti, campione anche di vitigni autoctoni rari. “Le uve autoctone”, dice, “non sono facili. Sono antiche, affascinanti e complesse, ma anche fragili. Vanno ascoltate, curate e studiaei, mentre si cerca di entrare nel profondo della loro anima per coglierne la personalità originaria, perché la cura di queste reliquie viventi deve far parte di un dovere etico e sociale, restituire almeno un po’ di quello che ci è stato dato”.

 

Albino condivide la filosofia agricola di Walter, che pone la pianta al centro di tutto. Per Albino, la pianta è sia il punto di partenza che il punto di arrivo del processo di vinificazione. “Quando si crea un vino, il padrone è la pianta, non il produttore. Un vino deve essere fatto secondo la natura del vitigno: il nostro compito è solo imparare ad ascoltare la pianta e a comprenderla”, dice.

 

Terre di Plovia a Vinitaly 2022

 

I nuovi vini – in degustazione al Vinitaly (10-13 aprile) e lanciati domenica sera in occasione di un evento privato a Villa Brasavola de Massa a Verona – sono blend che combinano varietà internazionali con due vitigni autoctoni sconosciuti ma promettenti: Sciaglin e Piculit Neri.

 

  • Sciaglin, che in friulano significa ‘fiume’ e rende omaggio al fiume Tagliamento e al modo in cui ha scolpito il paesaggio delle Grave. L’uva principale dell’uvaggio è lo Chardonnay ma, dice Albino, “è proprio la presenza di Friulano e Sciaglin (uve autoctone) a conferire al vino quell’ulteriore eleganza”.
    Aggiunge: “Queste uve hanno una profonda tradizione locale, integrando e migliorando meravigliosamente il vitigno a bacca bianca internazionale”.
    Tutte e tre le varietà erano completamente mature quando raccolte a mano e pressate a grappolo intero. Sono stati vinificati separatamente in botti di diverse dimensioni e affinati su fecce fini per oltre 12 mesi, con bâtonnage periodici.
  • Piculit Neri, che onora i pellegrini che transitavano dall’Alta Grave Friulana in viaggio verso la Terra Santa, lungo il tratto friulano della Via d’Allemagna, attraverso Terre di Plovia. Il Piculit Neri è stato assemblato con il Merlot dopo che entrambe le varietà erano state vinificate separatamente “per esaltarne le peculiarità”. Il Piculit Neri, dal colore intenso e dall’elevata acidità, è maturato per oltre 12 mesi in tonneau, mentre il Merlot ha trascorso un anno in barrique. Dopo l’assemblaggio, i vini hanno trascorso alcuni mesi insieme in acciaio prima dell’imbottigliamento.
    Albino ha detto a Canopy che questi vitigni “simboleggiano la biodiversità e la valorizzazione di antiche e affascinanti varietà locali, che conferiscono identità territoriale e ricchezza collettiva”.

 

Ma fanno grandi vini con la G maiuscola?
“Il valore di Flum e Piligrin è legato a un progetto di sperimentazione enologica che coinvolge un territorio ancora poco esplorato, quello delle Grave Friulana, in cui mettiamo a disposizione una lunghissima ricerca sui vitigni autoctoni, una ricerca maturata negli anni”, conclude Albino Armani.