Albino Armani

potatura della vite

Il ciclo delle lavorazioni della potatura della vite viene tradizionalmente inaugurato il 22 gennaio. È durante tale giornata che si celebra, infatti, la festa di San Vincenzo, figura protettrice dei viticoltori onorata soprattutto dal popolo francese.

 

San Vincenzo patrono dei viticoltori

In Francia leggenda narra la discesa di San Vincenzo sulla Terra per benedire i devoti. Tra i monaci di un’abbazia circondata da distese di vigneti, dove proprio il vino garantiva la sopravvivenza della struttura, San Vincenzo decise di allietare il suo tempo con quella bevanda tanto cara al monastero.

L’ebrezza, dopo innumerevoli calici, offuscò i suoi ricordi tanto da impedirgli il ritorno tra le volte celesti, per cui il Padre Eterno decise di punirlo trasformandolo per qualche tempo in una statua.

Trascorso il periodo del castigo divino, San Vincenzo poté varcare nuovamente la soglia del Paradiso, lasciando come dono ai gentili hospitales la scultura di pietra che lo ritraeva, testimone del suo peccato terreno.

Più lieto è il destino di San Vincenzo in Italia, il cui culto vede le proprie origini in provincia di Verona. Qui, tradizione vuole che i contadini della zona si rivolgessero a San Vincenzo per sopperire alle difficoltà post-peronospora, fedeli della sua compassione e sensibilità.

La fiducia dei vignaioli veronesi non fu tradita: il prezioso aiuto del protettore permise loro di risollevarsi dai flagelli scagliati da Madre Terra sulle viti, innalzandolo a difensore dei filari dalle calamità naturali.

 

Quando potare? In inverno si inaugura il ciclo delle lavorazioni

Al di là di narrazioni e credenze, concretamente è l’arrivo del freddo alla fine di novembre a celebrare l’inizio di una nuova stagione di operazioni colturali in vigna.

La potatura invernale della vite, determinante nella resa qualitativa e quantitativa della futura vendemmia, può già cominciare al termine dell’anno e protrarsi fino alla ripresa vegetativa in primavera.

Dopo aver affilato le cesoie, contadini e viticoltori diventano quasi artisti, per creare i presupposti di un raccolto redditizio nel rispetto della delicata armonia vegeto-produttiva, assicurando alla vite il suo costante rigenerarsi e un’equilibrata vigoria.

 

L’obiettivo della potatura della vite

L’obiettivo della potatura è quello di ridurre i tralci per regolare il carico di gemme per ceppo ed evitare una sovra-produzione, inutile e dannoso stress per la pianta che andrebbe ad influenzare negativamente l’alta qualità del suo frutto.

Tipo di vitigno, forma di allevamento e areale sono varianti che influiscono sui diversi approcci di potatura, e non esistono “eterne verità” alla portata dei profani valide quasi universalmente. Ogni pianta parla una propria lingua, adotta un vocabolario unico che solo scendendo tra i filari si può imparare.

Ecco una piccola raccolta di suggerimenti o un breve vademecum che consente anche ai meno “tecnici” di apprendere la prime lettere del così complesso ma altrettanto affascinante alfabeto del viticoltore.

 

Come potare la vite e quali tralci preferire

Nel panorama dei diversi tagli da eseguire in vigna, i migliori consigli da seguire riguardano l’inclinazione e l’età del legno.

Preferire una ferita obliqua anziché perpendicolare al terreno favorirà lo scorrere delle precipitazioni e faciliterà il cicatrizzarsi del tralcio, un suggerimento per evitare che il legno venga danneggiato dalla troppa umidità.

Un altro scrupolo da non sottovalutare riguarda l’effettuare i tagli su tralci giovani – di uno o due anni –, più veloci e vigorosi nel rimarginare la parte esposta agli agenti patogeni esterni, così da evitare l’invecchiamento precoce e la resistenza alle malattie.

Per garantire la migliore salubrità possibile vanno tenuti a mente anche diametro della ferita e caratteristiche climatiche quali temperatura e umidità durante l’intervento.

 

Quante e quali gemme lasciare sui rami durante la potatura della vite

Quando si tratta poi di bilanciare quantità e qualità delle uve, il numero di gemme da preservare fino al loro fiorire e la distribuzione sui tralci devono essere proporzionati alla fertilità della varietà.

Scegliere tra potatura corta e lunga non è semplice, tuttavia possono essere entrambe applicate nei casi di elevata produttività – correndo però il rischio di un raccolto consistente a discapito della qualità –, mentre in casi di gemme basali poco fertili, la seconda diventa obbligatoria.

Un accorgimento riguarda le gemme di corona, presenti sui punti di inserzione dei tralci. La loro esistenza va rispettata, infatti potrebbero essere determinanti nella vita futura di nuovi tralci che rinvigorirebbero la pianta.

 

Come preservare il flusso della linfa durante la potatura

Se per l’essere umano il corretto scorrere del sangue è essenziale, anche la pianta possiede un proprio sistema interno di conduttori per il trasporto di acqua e sali minerali e quello dei nutrienti.

Xilema è il nome del primo tessuto – o più semplicemente “legno” –, che sposta la linfa grezza dalle radici al fogliame per evaporazione, mentre il floema assicura il fluire delle sostanze nutritive – o linfa elaborata – nella direzione opposta.

Un’attenta potatura invernale si fa garante di continuità dei flussi linfatici. Ramificare e svilupparsi sono necessità della vite che possono già essere influenzate dalle pratiche svolte nei mesi più freddi dell’anno, è saggio quindi escludere curvature troppo fascianti, nemiche dello scorrere dei nutrienti e di una corretta fotosintesi.

Anche durante il “letargo” invernale della vite, fare delle scelte è fondamentale: esse risiedono nella filosofia dell’agricoltore, nel suo rapporto con la pianta e nella sua idea enologica.

Salvaguardare la longevità dei vigneti e difendere la viticoltura di domani sono i propositi a cui ogni vignaiolo si prefigge di rimanere fedele durante la prima lavorazione tra i filari a riposo, in ottica conservativa dell’integrità vegetativa e produttiva e soprattutto rispettosa dei cicli naturali. Ecco che la potatura invernale diventa un inno alla capacità in vigna.