Il progetto Terre di Plovia nella suggestiva cornice delle Grave friulane
Sommario
Nel cuore delle suggestive Grave friulane, una vera e propria steppa dell’alta pianura friulana a ridosso dell’arco prealpino, la terra alluvionale diventa un luogo suggestivo e ancestrale.
Qui le montagne, oltre ad aver dato origine al terreno sassoso delle Grave, proteggono dai venti freddi del nord e, assieme all’effetto benefico del mare Adriatico, hanno fatto sì che vi fosse un clima particolarmente adatto per la coltivazione della vite.
In Friuli l’omogeneità dei suoli non esiste: questo angolo dell’alta pianura friulana, protetto dalle montagne e accarezzato dall’Adriatico, rivela un paesaggio unico.
Ci sono differenze storiche, pedoclimatiche, meteorologiche che hanno fatto sì che esistessero una complessità di suoli. Le Grave sono formate sia dai Magredi, ovvero terreni composti per l’80% di ghiaia e sassi, sia da antichi sedimenti torbosi che risalgono a vecchi laghi scomparsi; sparsa anche una grande concentrazione di argille.
In questo contesto, Albino Armani, vignaiolo instancabile e utopista, più di trent’anni fa dalla Valdadige arrivò a Sequals con un’idea. Trasformò una landa desolata di ghiaia e sassi in una moderna e funzionale cantina, circondandola da più 90 ettari di vigneto.
Il progetto di Albino Armani si è sviluppato sul territorio con pazienza, senza clamore ma soprattutto mantenendo sempre il massimo rispetto dei luoghi. Attraverso il vino sì è fatto, oggi a tutti gli effetti, promotore della conservazione del paesaggio culturale.
Preservare e valorizzare: il progetto Terre di Plovia
Il Progetto Terre di Plovia è un’ode alla conservazione e alla valorizzazione del territorio. Durante la realizzazione Albino Armani si è calato in maniera perfetta in un ragionamento di Paesaggio Culturale dove il vino non è mai il fine ma è il mezzo per divenire esso stesso elemento conservativo dei luoghi in cui nasce, in primis prevedendo il recupero del terreno e dell’antico casale una volta dimora della famiglia Vicentini-Orgnani, attorno al quale si sviluppa la tenuta. Il nome di questo luogo è proprio a Plovia, antico toponimo, dove la dinastia feudale dei Plovia si insediò nel medioevo.
Ma non solo, il progetto Terre di Plovia, in una visione più ampia, oltre al recupero e alla salvaguardia delle antiche varietà autoctone (sciaglin, forgiarin, ucelut, piculit neri), diviene ponte per la manutenzione degli argini che guardano al Tagliamento, permettendo così il ripristino degli antichi percorsi dei pellegrini. Dall’ eno-turismo alla salvaguardia ambientale, in una comunità di intenti con l’amministrazione comunale e le piccole e medie imprese di Pinzano, con l’obiettivo finale di portare in queste terre, in questi luoghi, nuove genti per non disperdere un patrimonio di saperi e di sapori ancestrali che si identificano anche nella cultura legata al vino.
La storia di Terre di Plovia
Il logo Terre di Plovia è una rielaborazione fedele dell’antico stemma araldico degli Armanni.
Il capostipite della famiglia è Ermanno da Pinzano: figura storica e leggendaria, libero feudatario, crociato e probabilmente templare. Attorno all’anno 1130 d.C. istituì la sua signoria a Pinzano al Tagliamento, nella fascia pedemontana dell’Alto Friuli.
La dinastia feudale dei Plovia in epoca medievale si insediò tra le ubertose colline tra Vacile di Spilimbergo, Usago e Valeriano in provincia di Pordenone.
In questi luoghi, oggi sorgono i vigneti di Terre di Plovia.
I vini delle Terre di Plovia
Sciaglin – Terre di Plovia
Alcuni scritti risalenti all’Alto Medioevo testimoniano l’esistenza dello Sciaglin, un vitigno a bacca bianca caratterizzato da un’acidità molto pronunciata. Nel 1863, durante un’esposizione delle uve regionali a Udine, l’area di coltivazione dello Sciaglin era delimitata principalmente nei territori occidentali di Vito d’Asio e Fagagna, nella provincia di Pordenone. Successivamente, nel 1921, il suo territorio si estese ai comuni pedemontani di Maniago e Pinzano al Tagliamento.
Particolarmente diffuso fino alla metà del Novecento, ha iniziato a scomparire a causa dell’avanzare della boscaglia, che portò, infine, alla sua progressiva scomparsa. Oggi, grazie all’opera di vignaioli visionari come Emilio Bulfon e Albino Armani, lo Sciaglin viene coltivato con successo nella zona di Pinzano al Tagliamento e Castelnovo del Friuli.
Pur nella sua semplicità, questo vino offre una straordinaria espressività. La lunga persistenza del complesso vino bianco Sciaglin, con le sue caratteristiche uniche, è un tributo alla sua riscoperta. Vinificato insieme allo Chardonnay e al Friulano autoctono, questo vitigno rivela il suo carattere distintivo grazie a periodici batonnage. Al naso, emergono chiare note vegetali e un leggero sentore agrumato, mentre al palato sorprende con la sua verticalità e un’acidità decisa che invoglia a ogni sorso.
Piligrin – Terre di Plovia
Grazie a uno slancio verso la ricerca in campo enologico, viene riscoperto il vitigno autoctono Piculit Neri in accordo con il Merlot storicamente coltivato nell’Alta Grave Friulana.
Nasce così un vino rosso identitario, dalle radici profonde e dal carattere vibrante. Dopo oltre 12 mesi di maturazione separata in barrique per il Piculit Neri e in tonneau per il Merlot, le uve si fondono in un blend unico che continua ad affinarsi in acciaio e in bottiglia, portando con sé l’essenza della terra.
Le uve, raccolte manualmente e mature, portano con sé la storia di Pelegrinus de Plovia, antico signore feudale di queste terre, che per secoli furono crocevia di viandanti in cerca di spiritualità lungo il percorso del Tagliamento. Piligrin, infatti, viene ripreso dal friulano “pellegrino”, che evoca l’antica pratica dei pellegrinaggi lungo il Cammino del Tagliamento verso Venezia e la Terra Santa, attraversando le Terre di Plovia.
Rappresentati sull’etichetta vediamo due elementi chiave. Il bastone del pellegrino nel logo simboleggia il passato di queste terre, testimoniando il passaggio costante di uomini in perenne ricerca. La mezzaluna montante (rivolta verso l’alto) veniva utilizzata come buon auspicio negli stemmi degli antichi casati. Nel periodo delle Crociate veniva associata all’Oriente e veniva utilizzata spesso nei sigilli e nelle monete.
Flum – Terre di Plovia
Flum, parola friulana che significa “fiume”, incarna la potenza e la vitalità del maestoso Tagliamento, il re dei fiumi alpini e un’icona del Friuli. Originato dalle Alpi Carniche, il Tagliamento serpeggia attraverso la zona pedemontana fino a sfociare nella pianura friulana.
Le uve, raccolte manualmente, sono sottoposte a una pressatura delicata del grappolo intero. I tre vitigni del blend vengono vinificati separatamente in recipienti di legno di varie dimensioni: lo Chardonnay in barrique, il Friulano in botte e acciaio inox, lo Sciaglin in tonneau. Dopo oltre 12 mesi di affinamento sulle fecce nobili con regolari batonnage, il vino riposa in bottiglia per almeno un anno prima di essere introdotto sul mercato.
Un vino eccellente, che merita di essere scoperto: all’olfatto si distingue per le note di fiori di campo, erbe aromatiche e frutta a pasta bianca; al palato si rivela dinamico, con una notevole coerenza tra ciò che si percepisce all’olfatto e ciò che si sperimenta in bocca, sostenuto da una piacevole tensione acida e da un’allungo di grande profondità.
L’etichetta racconta tutta la storia di questo vino. Un triangolo rovesciato con onde incise sull’etichetta richiama la simbologia alchemica medievale, rappresentando il fluire dell’acqua, un simbolo del costante passare del tempo e della continuità intrinseca alla terra dell’Alto Friuli. Questo continuo fluire, presente come in passato, guida il pellegrino verso la sua meta e conduce l’enologo verso la sua scoperta.
Ucelut – Terre di Plovia
L’Ucelut incanta con la sua storia e la sua complessità, portando avanti il patrimonio viticolo della regione con eleganza e gusto.
È un vitigno autoctono a bacca bianca del Friuli-Venezia Giulia, viene così denominato per la sua posizione ai margini dei boschi, dove gli uccelli venivano attratti dalle sue bacche.
La sua coltivazione ha una lunga storia nel Friuli, una volta diffusa in tutta la regione, ma oggi limitata principalmente alla provincia di Pordenone, precisamente a Pinzano e Castelnuovo del Friuli.
All’olfatto emergono delicate note vegetali, con accenni di camomilla. Al palato, si presenta morbido, pieno ed equilibrato, offrendo un’esperienza gustativa molto gastronomica.
Fonte La stanza del vino: