La scommessa del Pinot Grigio
Sommario
La Doc delle Venezie (Trentino, Veneto e Friuli Venezia Giulia) copre una superficie di oltre 27.000 mila ettari. La produzione è di 250 milioni di bottiglie.
Una significativa rivincita sui pregiudizi del passato e una stimolante scommessa sulle prospettive future. Questa la conclusione del dibattuto che ha animato il Forum internazionale sul Pinot Grigio organizzato al Teatro Ristori di Verona dal Consorzio di Tutela Vini Doc delle Venezie.
Imprenditori del settore vitivinicolo, esponenti della politica agricola e operatori del mondo della comunicazione si sono confrontati sullo stato dell’arte della Denominazione delle Venezie fotografando la situazione attuale, i trend di consumo, l’analisi dei principali mercati esteri, le implicazioni delle politiche internazionali a favore della sostenibilità e, non ultimo, le strategie di valorizzazione del Pinot Grigio.
Un vitigno spesso ingiustamente bistrattato dalla critica
Un vitigno, il Pinot Grigio, spesso bistrattato, ingiustamente, dalla critica, ma che enologi di fama mondiale stanno rilanciando per le sue straordinarie potenzialità. Nei giorni scorsi, ad esempio, in occasione del Merano WineFestival, il kellermeister altoatesino Hans Terzer, 50 vendemmie alle spalle, presentando «Appius», il vino icona della Cantina di San Michle Appiano, ha esaltato il Pinot Grigio ponendolo sul piedistallo accanto ai migliori vitigni internazionali: il Pinot Nero e il Riesling Renano.
È il Pinot Grigio – ha confessato Hans Terzer – che contribuisce a dare nerbo e struttura ai miei blend in virtù della sua forza che è tipica dei vitigni a bacca rossa. Sì, a bacca rossa, poiché – contrariamente alla vulgata comune – il Pinot Grigio è un vitigno a bacca rossa che, per mutazione genetica del Pinot Noir, si presenta in una veste grigia o ramata per via del basso contenuto di antociani.
Sulla stessa lunghezza d’onda di Hans Terzer, tra gli estimatori del Pinot Grigio possiamo citare Paolo Tiefenthaler, Andreas Huber, Silvio Jermann ed altri ancora.
Trent’anni fa ci si chiedeva:quanto durerà la moda del Pinot Grigio?
Trent’anni fa ci si chiedeva se e quanto sarebbe durata la moda del Pinot Grigio. Ebbene, continua ancora oggi, in particolare per l’affezione che gli dimostrano i consumatori internazionali. Lo scrive Clementina Palese su WineNews in un ampio reportage sul Forum internazionale di Verona.
Il 50% del Pinot grigio mondiale è italiano e l’87% di questo viene prodotto nel Nord Est – nella provincia di Trento, in Veneto e Friuli Venezia Giulia – su oltre 27.000 ettari, il che ne fa la più grande denominazione di origine italiana per estensione, con più di 10.000 famiglie coinvolte. La produzione ammonta a 250 milioni di bottiglie, di cui 200 sono della denominazione «Delle Venezie», per un export del 96%. La forza del Pinot Grigio è nella capacità di rimanere contemporaneo nel tempo, quasi inossidabile rispetto al mutare di tendenze e consumi.
A dirlo sono i risultati lusinghieri del Pinot Grigio delle Venezie certificati dai numeri, con un +10% di imbottigliato in settembre e giacenze diminuite del 15% sullo stesso periodo del 2022, nonostante la fase complessa che il vino sta attraversando.
Albino Armani: «Il Pinot Grigio è un patrimonio collettivo del Triveneto»
Il Pinot Grigio delle Venezie è una realtà che travalica il mero significato della varietà perché è un patrimonio collettivo del Triveneto. «Da questa consapevolezza è partita l’idea di tutelarne con un progetto la produzione e la cultura territoriale che l’accompagna» ha ricordato Albino Armani, presidente del Consorzio di Tutela della Doc.
Un progetto portato avanti da lui insieme a Bepi Catarin, allora dirigente della Regione Veneto, responsabile del settore vitivinicolo, uomo illuminato e capace. Un’attività non semplice per arrivare al riconoscimento della denominazione «Delle Venezie», per governarla in questi suoi primi 7 anni e condurla fino ai numeri che testimoniano come, nonostante la fase complessa, lo stato di salute del Pinot Grigio delle Venezie sia buono.
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